Contesto: Matteo 16:13-20
13 Poi Gesù, giunto dalle parti di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: "Chi dicono gli uomini che io, il Figlio dell’uomo, sia?". 14 Ed essi dissero: "Alcuni Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia, o uno dei profeti". 15 Egli disse loro: "E voi, chi dite che io sia?". 16 E Simon Pietro, rispondendo, disse: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". 17 Allora Gesù, rispondendo, gli disse: "Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. 18 Ed io altresì ti dico che tu sei Pietro, e sopra questa roccia io edificherò la mia chiesa e le porte dell’Ades non la potranno vincere. 19 Ed io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra sarà sciolto nei cieli". 20 Allora egli ordinò ai suoi discepoli di non dire ad alcuno che egli era Gesù, il Cristo.
Gesù ordinò: non dire a nessuno, v.20
20 Allora egli ordinò ai suoi discepoli di non dire ad alcuno che egli era Gesù, il Cristo.
Il v.20 potrebbe sembrare strano. Infatti, senza leggere altri versetti, sarebbe difficile da capire. Però, Dio ci ha rivelato il senso di questo versetto tramite altri versetti.
Leggiamo anche Matteo 17:9. Questo avviene dopo la trasfigurazione, quando Pietro, Giovanni e Giacomo avevano visto Gesù nella sua gloria come Cristo:
9 Poi, mentre scendevano dal monte, Gesù diede loro quest’ordine, dicendo: "Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risuscitato dai morti". (Matteo 17:9 LND)
Avete visto: Gesù ordinò ai discepoli di non parlare di questo fino a dopo la Sua risurrezione, in quanto la Sua risurrezione dai morti avrebbe mostrato che Egli era il Cristo.
Dopo la Sua risurrezione, tutto è cambiato. Dopo, Gesù comandò ai discepoli di annunciare a tutti che Egli era il Cristo. Per esempio:
15 E disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura; (Marco 16:15 LND)
8 Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni: in Gerusalemme e in tutta la Giudea e in Samaria, e fino all’estremità della terra". (Atti 1:8 LND)
Infatti, abbiamo già visto in Atti che il messaggio centrale dei discepoli era che Gesù è il Cristo.
Allora perché Gesù non voleva che loro divulgassero questa notizia fino alla sua risurrezione?
Finché Gesù non era morto e risuscitato, le persone non potevano capire il ruolo del Cristo. Ai discepoli, Gesù aveva più volte annunciato la Sua morte e risurrezione, però, essi non potevano capire questi discorsi. Gesù non voleva che la gente capisse male cosa significava che Egli era il Cristo. Perciò, comandò ai discepoli di non dire nulla, finché Egli non sarebbe risorto dai morti. Dopo la risurrezione, la verità che Gesù è il Cristo è diventata il messaggio centrale della salvezza.
Le persone volevano un Cristo comodo, che alleggeriva i problemi della vita. Notiamo Giovanni 6:22-29.
22 Il giorno seguente, la folla che era rimasta sull’altra riva del mare, si rese conto che là non c’era che una piccola barca, quella in cui erano saliti i discepoli di Gesù, e che egli non vi era salito con loro, ma che i suoi discepoli erano partiti soli; 23 or altre barche erano venute da Tiberiade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane dopo che il Signore aveva reso grazie. 24 La folla, come vide che Gesù non era più là e neppure i suoi discepoli, salì anch’essa su quelle barche e venne a Capernaum, in cerca di Gesù. 25 E avendolo trovato di là dal mare, gli dissero: "Maestro, quando sei venuto qui?". 26 Gesù rispose loro e disse: "In verità, in verità vi dico che voi mi cercate non perché avete visto segni,
Dio aveva detto che quando sarebbe arrivato il Cristo, avrebbe compiuto questi segni (miracoli): risusciterà i morti, farà vedere ai ciechi, darà l’udito ai sordi, ecc. Gesù osserva che la gente non Lo cercava perché avevano visto segni, ma… leggiamo ancora in Giovanni 6:26
ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati. 27 Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna, che il Figlio dell’uomo vi darà, perché su di lui il Padre, cioè Dio, ha posto il suo sigillo". 28 Gli chiesero allora: "Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?". 29 Gesù rispose e disse loro: "Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato".
Loro cercavano un Cristo di comodo e un Cristo che risolveva i loro problemi in casa, di salute, economici, ecc. Ma questo non è il problema più grande. Il problema più grande per ogni persona è che c’è il giudizio e senza Cristo le persone sono condannate eternamente.
Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Essere il Cristo vuol dire che Gesù è il vero Profeta, ci rivela Dio, il vero Sacerdote, provvede il sacrificio per il nostro peccato, è il vero Re, il Signore di chi viene salvato. Quello che salva una persona è ricevere Gesù personalmente come Cristo. È Dio che rivela questa verità al cuore di chi veramente crede. Chi crede veramente in Gesù come Cristo è beato eternamente da Dio.
Quindi, Gesù ordinò ai discepoli a non dire a nessuno che Egli era il Cristo perché la gente non avrebbe capito Chi fosse Gesù finché non sia risuscitato dai morti. Avrebbero pensato che Gesù fosse solo un mezzo per risolvere i loro problemi.
il Cristo doveva soffrire, v. 21
Adesso, vogliamo continuare a considerare questo brano in Matteo 16 e vogliamo considerare specificamente il v.21.
Forse la domanda più profonda dell’universo è: come mai Dio Padre ha fatto soffrire suo Figlio, Gesù Cristo? Noi naturalmente evitiamo la sofferenza quanto più possibile, sia per noi stessi, sia per quelli che amiamo. Evitare la sofferenza è un istinto innato nell’uomo. Se si tocca qualcosa di caldo, senza doverci pensare, subito si ritira la mano. Quando si può prevedere un pericolo, allora, si prendono delle precauzioni per evitare di dover soffrire.
Allora, perché Dio ha fatto soffrire, nel peggiore dei modi, suo Figlio Gesù Cristo? Perché Gesù si è offerto per questa sofferenza? È importante capire che la sofferenza peggiore che Gesù subì sulla croce non era il dolore fisico, per quanto era terribile, ma era la sofferenza di subire l'ira di Dio. Come mai il Padre doveva versare la sua ira su Cristo, e come mai Cristo era disposto ad accettare questa sofferenza?
L'unica risposta è che è stato l'amore di Dio a spingerlo a tutto questo. Ma, perché Gesù doveva soffrire?
Notiamo la parola chiave nel v.21.
“21 Da quel momento Gesù cominciò a dichiarare ai suoi discepoli che era necessario per lui andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, essere ucciso e risuscitare il terzo giorno.” (Matteo 16:21 LND)
La parola chiave in questo versetto è “necessario”. Per poter offrire la salvezza al mondo, era necessario per Gesù, Gesù in quanto il Cristo, andare a Gerusalemme per soffrire, essere ucciso, e risuscitare.
Gesù doveva fare questo perché non c’era altro modo per compiere la salvezza.
La gravità del peccato
La nostra difficoltà nel comprendere questo è dovuta alla nostra difficoltà nel comprendere quanto ogni singolo nostro peccato è una terribile offesa a Dio.
Esempio del bambino: vuole ribellarsi ai suoi genitori, ma teme la punizione. Perciò, cerca altri modi in cui riesce a ribellarsi, senza essere punito. Gli dicono di mettere il giocatolo qua, ed il bambino lo mette là, per non fare come hanno detto loro.
Forse per noi, sembra una piccola cosa, ma in realtà, se potessimo vedere il suo cuore, vedremmo che nel cuore, c'è ribellione. Le circostanze ed altri fattori dimostrano che il bambino non esterna la sua ribellione, se non solo in un modo leggero. Però, c'è ribellione nel suo cuore.
Dio guarda il cuore. Ciò che rende un peccato grave non è l'atto in sé, ma è il cuore in ribellione che c'è sotto l'azione.
Se pensiamo al giardino di Eden, in sé, mangiare un pezzo di frutta non sembra qualcosa di molto grave. Eppure, per quell'atto, Dio ha maledetto tutto il mondo, ed ha allontanato l'uomo da Dio.
La gravità di quel peccato non era l'atto in sé, era il cuore dietro l'atto. Dio guarda il cuore. Il peccato viene dal cuore. Noi vediamo solo l'atto, e perciò, certi piccoli atti sembrano per noi poco importanti. Invece, Dio guarda il cuore, ed Egli vede che ogni peccato, per quanto piccolo come atto, viene da un cuore che non è sottomesso a Dio.
Questo spiega perché la Bibbia dichiara che compiere un peccato ci rende colpevoli come compiere tutti i peccati. Leggiamo Giacomo 2:10.
“10 Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma viene meno in un sol punto, è colpevole su tutti i punti. 11 Difatti, colui che ha detto: "Non commettere adulterio," ha anche detto: "Non uccidere". Per cui se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei trasgressore della legge.” (Giacomo 2:10-11 LND)
Anche il più piccolo peccato ti fa trasgressore della legge, colpevole davanti a Dio.
Quindi, mentre noi vediamo certi peccati come gravi, e certi altri come sciocchezze, invece per Dio, ogni peccato è gravissimo. Ogni peccato è una terribile offesa contro la santità di Dio.
Per esempio, parliamo del lamentarsi. Nella nostra società, lamentarsi è normale quasi per tutti.
Però, quando consideriamo che è Dio che gestisce tutto, che dirige perfino i dettagli della vita, allora possiamo capire che quando ci lamentiamo, ci stiamo lamentando contro quello che Dio ha stabilito.
Inoltre, lamentarci implica che meritiamo di meglio rispetto a quello che Dio ci ha dato, quando in realtà, ogni bene che riceviamo è una grazia non meritata.
Poi, Dio ci comanda di abbondare nel ringraziamento in tutto. Lamentarci è il contrario di abbondare nel ringraziamento.
Perciò, usando l'esempio di qualcosa molto semplice, come il lamentarsi, possiamo vedere che è qualcosa di grave, ed è una grave offesa contro Dio.
Si può dire questo per ogni tipo di peccato. Riguardo al parlare con verità, Gesù Cristo dichiara: io sono la via, la verità e la vita. Dio è la verità, perciò, qualsiasi modo di parlare che non è secondo verità è una grave offesa a Dio. Questo comprende l'esagerare, comprende ogni altro modo di parlare che non è secondo la verità.
In qualunque campo della vita, la cosa importante da capire è che non esistono piccoli peccati. Ogni peccato è una grave offesa alla santità di Dio.
Ecco perché chi viene meno in un solo punto della legge è colpevole su tutte le parti, perché è un trasgressore della legge.
Se comprendiamo questo, possiamo iniziare a capire perché era necessario che Gesù Cristo morisse sulla croce.
Era necessario perché ogni nostro peccato è così grave che il più piccolo peccato ci fa meritare di essere separati da Dio, puniti nel lago di fuoco per tutta l'eternità.
Il nostro peccato, anche quello che sembra piccolo dal nostro punto di vista, è una terribile offesa alla santità di Dio. L'unico modo per Dio di salvare l'uomo, è quello di versare la punizione che dovrebbe cadere sull'uomo su un sostituto. La santità e la giustizia di Dio vengono offese dal peccato dell'uomo, e perciò per l’uomo, l’unico modo per poter essere salvato, era quello che Dio stesso offrisse un sacrificio di propiziazione, al posto dell'uomo peccatore.
Per noi è importante capire che era impossibile per Dio perdonare i nostri peccati senza punirli. Cioè, la santità di Dio e la giustizia di Dio non Gli permettevano solamente di perdonarci, chiudendo l’occhio alla nostra colpa. La giustizia di Dio richiedeva il pieno pagamento per la nostra colpa. La giustizia non ammette un condono, perché la legge di Dio era stata realmente violata.
Quindi, senza la morte di Gesù, come sostituto, come propiziazione, la nostra salvezza sarebbe impossibile. Ci sarebbe solamente l'eterno tormento come giusto pagamento per i nostri peccati.
Perciò, non bastava il fatto che Gesù era un esempio perfetto per noi. Non bastava che era l’insegnante perfetto. Non bastava che Egli ha vissuto una vita completamente senza peccato. Non bastava che egli aveva fatto una vita di buone opere. Tutte queste cose erano buone e importanti, ma non bastavano per ottenere la nostra salvezza. L’unico modo per ottenere la salvezza era il sacrificio di Cristo Gesù, tramite la croce, per soddisfare la giustizia di Dio, che richiedeva che i nostri peccati, dal più piccolo al più grande, fossero puniti.
Allora, l'unica possibilità di offrire la salvezza da parte di Dio stesso, era quella di provvedere un modo per perdonare il peccato. Per comprarci la salvezza, Gesù Cristo ha preso quella punizione su di Sé. Gesù Cristo è stato la propiziazione per i nostri peccati.
La propiziazione
Troviamo la parola propiziazione nel Nuovo Testamento 4 volte, è una parola fondamentale per capire la salvezza.
25 Lui ha Dio preordinato per essere il propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare così la sua giustizia per il perdono dei peccati, che sono stati precedentemente commessi (Romani 3:25 LND)
5 E sopra l’arca vi erano i cherubini della gloria che adombravano il propiziatorio; di queste cose non possiamo parlarne ora dettagliatamente. (Ebrei 9:5 LND)
2 Egli è la propiziazione per i nostri peccati; e non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo. (1Giovanni 2:2 LND)
10 In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che lui ha amato noi e ha mandato il suo Figlio per essere la propiziazione per i nostri peccati. (1Giovanni 4:10 LND)
La parola “propiziazione” vuole dire espirare, oppure, “vittima espiatoria”, cioè, vuol dire placare l’ira contro il peccato. In altre parole, la giustizia di Dio richiede una vittima. Secondo la legge di Dio, il peccato dev’essere punito, punendo la persona che ha peccato. Questa è la giustizia di Dio, una giusta giustizia, ma una giustizia che ci lascia senza speranza, perché siamo tutti peccatori.
A questo punto, si manifestano la misericordia e l’amore di Dio. Nella Sua misericordia e nel Suo amore, Dio ha provveduto suo Figlio, Gesù Cristo, come il sacrificio propiziatorio, cioè, come la vittima che ha soddisfatto la giustizia, soffrendo e morendo al posto dei peccatori.
L’unico modo possibile per soddisfare la giustizia di Dio era provvedere una vittima per subire l’ira che Dio doveva scaricare contro il peccato. Quella vittima dovevamo essere noi, ma Gesù Cristo si è offerto come propiziatorio, cioè, come sacrificio per subire l’ira di Dio al posto dei peccatori, soddisfacendo così la giustizia di Dio.
Ecco perché Gesù dichiara ai discepoli che per lui era necessario andare a Gerusalemme per essere ucciso. La croce era l’unico modo che esisteva per poter offrire la salvezza al mondo. Gesù era venuto sulla terra per questo, ed era per Lui necessario compiere il piano di Dio fino in fondo, fino alla croce ed alla risurrezione.
Infatti, anche nell’Antico Testamento ci sono tanti brani che parlano della sofferenza e della morte del Cristo, perché, era l’unico modo per Dio di salvare gli uomini e rispettare la Sua giustizia e santità.
Nel Nuovo Testamento, il cuore dell'evangelo che veniva predicato era che Gesù è il Cristo, e che come Cristo, era per Lui necessario morire e risorgere. Qualche esempio:
“1 or dopo essere passati per Anfipoli e per Apollonia, giunsero a Tessalonica, dove c’era la sinagoga dei Giudei. 2 E Paolo, secondo il suo solito, entrò da loro e per tre sabati presentò loro argomenti tratti dalle Scritture, 3 dichiarando e dimostrando loro, che era necessario che il Cristo soffrisse e risuscitasse dai morti, e dicendo: "questo Gesù che vi annunzio è il Cristo".” (Atti 17:1-3 LND)
“20 ma prima a quelli in damasco, poi a Gerusalemme. in tutta la regione della giudea e ai gentili, ho annunziato di ravvedersi e di convertirsi a Dio, facendo opere degne di ravvedimento. 21 per queste cose i Giudei, dopo avermi preso nel tempio tentarono di uccidermi. 22 ma, per l’aiuto ottenuto da Dio fino a questo giorno ho continuato a testimoniare a piccoli e grandi, non dicendo nient’altro se non ciò che i profeti e Mosè dissero che doveva avvenire, 23 cioè: che il Cristo avrebbe sofferto e che, essendo il primo a risuscitare dai morti, avrebbe annunziato la luce al popolo e ai gentili".” (Atti 26:20-23 LND)
“22 ma anche alcune donne tra di noi ci hanno fatto stupire perché, essendo andate di buon mattino al sepolcro, 23 e non avendo trovato il suo corpo, sono tornate dicendo di aver avuto una visione di angeli, i quali dicono che egli vive. 24 E alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato le cose come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto". 25 allora egli disse loro: "O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno detto! 26 non doveva il Cristo soffrire tali cose, e così entrare nella sua gloria?". 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano.” (Luca 24:22-27 LND)
“3 infatti vi ho prima di tutto trasmesso ciò che ho anch’io ricevuto, e cioè che Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture, 4 che fu sepolto e risuscitò il terzo giorno secondo le Scritture,” (1Corinzi 15:3-4 LND)
Quindi, Gesù doveva soffrire e morire perché questo era l'unico modo per un Dio santo e giusto di poterci offrire la salvezza, pur mantenendo la Sua santità e giustizia.
La nostra predicazione
A questo punto, è molto importante per noi fermarci e valutare la nostra predicazione. Qual è il messaggio che proclamiamo alle persone intorno a noi? Qual è l'evangelo che annunciamo?
Troppo spesso, il messaggio dell'evangelo che viene proclamato è diverso da quello biblico. Non è che quello che viene detto è falso in sé, ma piuttosto, certe cose non vengono dette, e così, il risultato finale è che il messaggio non rispecchia più il messaggio biblico.
È molto importante che spieghiamo che alla luce della santità e della giustizia di Dio, l'uomo è condannato ed è incapace di ottenere la salvezza con il proprio impegno, e perciò, era necessario per Cristo morire, perché non c’era per l’uomo altro modo per ottenere il perdono.
Cioè, quando parliamo con le persone dell'evangelo, è necessario che parliamo chiaramente della santità e della giustizia di Dio, e del Giudizio sul peccatore. Dobbiamo spiegare quanto ogni piccolo peccato in realtà è grave agli occhi di Dio.
Certamente, è giusto parlare dei benefici della salvezza, come la pace e la gioia. Ma è fondamentale che parliamo della gravità del peccato, e che ogni nostro peccato ci rende colpevoli davanti a Dio.
Il beneficio più grande della salvezza non è la gioia e la pace di Cristo, anche se questi sono benefici enormi. Il beneficio più grande è il perdono e la giustificazione. Per poterci dare questo, il Cristo doveva soffrire, morire, e poi risuscitare.
Solo se una persona comprende che è sotto il giudizio di Dio può credere in Gesù Cristo per la Sua salvezza.
La nostra responsabilità è quella di aiutare le persone a capire perché era necessario per il Cristo dover soffrire e morire. Non possiamo mai forzare nessuno a ricevere Cristo, però dobbiamo spiegare che ogni peccato è grave agli occhi di Dio, e merita la condanna eterna, ed è per questo che l'unica possibilità di salvezza è per mezzo del sacrificio di Gesù Cristo sulla croce e la Sua risurrezione.
Troppo spesso, le persone pensano alla salvezza come un aiuto per i problemi quotidiani, almeno quelli più grandi.
Questo modo di pensare ignora la gravità del nostro peccato, e la condanna eterna che ci aspetta, se non troviamo il perdono in Cristo.
Riassunto
Vorrei concludere, menzionando solo quanto è importante per noi ricordare che era necessario per Gesù, il Cristo, soffrire e morire per poterci salvare. La notte stessa che Gesù fu arrestato, nel giardino, aveva pregato così:
39 E, andato un poco in avanti, si gettò con la faccia a terra e pregava, dicendo: "Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice; tuttavia, non come io voglio, ma come vuoi tu". (Matteo 26:39 LND)
42 Si allontanò di nuovo per la seconda volta e pregò, dicendo: "Padre mio, se non è possibile che questo calice si allontani da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà!". (Matteo 26:42 LND)
La morte di Gesù, caricato del nostro peccato, abbandonato dal Padre, subendo l’ira di Dio che doveva essere destinata a noi, è stata orribile, più di quanto mai possiamo capire. Però, quando consideriamo quanto è stata orribile, possiamo iniziare a capire quanto è profondo l’amore di Dio e di Cristo per noi. O che possiamo ricordare sempre che era necessario per il Cristo soffrire, perché Dio è Santo e Giusto, e non c’era alcun altro modo per salvarci. O che questa realtà possa aiutarci ad apprezzare di più l’immenso amore di Dio per noi in Cristo Gesù. O che possiamo accettare la sofferenza che Dio permette che arrivi a noi, sapendo che non vuol dire che Dio non ci ama, ma che Dio sta portando avanti il suo piano per santificarci e trasformarci nell’immagine del nostro Signore Gesù Cristo.
Per chi è morto Gesù?
In Matteo 7 dice:
13 Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa. 14 Quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono coloro che la trovano! (Matteo 7:13-14 LND)
Ci sono due porte. C’è una porta larga che conduce alla perdizione e c’è una porta stretta che conduce alla vita.
In Giovanni 10:9 Gesù dice:
9 Io sono la porta; se uno entra per mezzo di me sarà salvato; entrerà, uscirà e troverà pascolo.
Dio non salva tutti. Pochi entrano per mezzo della porta, Gesù Cristo. L’offerta della salvezza è per tutti ma tanti non vogliono Cristo come Signore e Salvatore. Tanti vogliono un Cristo comodo che gli aiuta con il lavoro, la salute, la famiglia, ecc. Non vogliono Cristo come il loro Salvatore.
Se non vedi che hai bisogno di Cristo per la salvezza dai tuoi peccati, Cristo non è venuto per te. Cristo non è venuto per i giusti (chi si vede giusto) ma per i peccatori.
Grazie a Cristo che è stato disposto a soffrire per noi! Se vuoi la salvezza, devi capire il tuo bisogno di un tale Salvatore.
Ti rendi conto di essere un peccatore? Gesù è venuto per chi sa di essere un peccatore. La salvezza arriva quando abbiamo il cuore che troviamo nel Salmo 51.
1 «Al maestro del coro. Salmo di Davide, quando il profeta Nathan venne a lui, dopo che egli aveva peccato con Bathsceba.» Abbi pietà di me, o DIO, secondo la tua benignità; secondo la tua grande compassione cancella i miei misfatti. 2 Lavami completamente dalla mia iniquità e purificami dal mio peccato. 3 Poiché riconosco i miei misfatti, e il mio peccato mi sta sempre davanti. 4 Ho peccato contro di te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi, affinché tu sia riconosciuto giusto quando parli e puro quando giudichi. 5 Ecco, io sono stato formato nell’iniquità e mia madre mi ha concepito nel peccato. 6 Ecco, a te piace la verità che risiede nell’intimo, e m’insegni la sapienza nel segreto del cuore. 7 Purificami con issopo, e sarò mondo; lavami, e sarò più bianco della neve. 8 Fammi sentire gioia e allegrezza; fa’ che le ossa che hai spezzato festeggino. 9 Nascondi la tua faccia dai miei peccati e cancella tutte le mie iniquità. 10 O DIO, crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno spirito saldo. 11 Non rigettarmi dalla tua presenza e non togliermi il tuo santo Spirito. 12 Rendimi la gioia della tua salvezza e sostienimi con uno spirito volenteroso. 13 Allora insegnerò le tue vie ai trasgressori, e i peccatori si convertiranno a te. 14 Liberami dal sangue versato, o DIO, DIO della mia salvezza, e la mia lingua celebrerà con giubilo la tua giustizia. 15 O Signore, apri le mie labbra, e la mia bocca proclamerà la tua lode. 16 Tu infatti non prendi piacere nel sacrificio, altrimenti te l’offrirei, né gradisci l’olocausto. 17 I sacrifici di DIO sono lo spirito rotto; o DIO, tu non disprezzi il cuore rotto e contrito. 18 Fa’ del bene a Sion, per la tua benevolenza, edifica le mura di Gerusalemme. 19 Allora prenderai piacere nei sacrifici di giustizia, negli olocausti e nelle offerte da ardere interamente, allora si offriranno torelli sul tuo altare. (Salmo 51:1-19 LND)